I danni del Social Media Marketing: il caso di Trenitalia

Usare i social network come strumento di promozione online e nello specifico di marketing, non è poi così semplice come si crede.

Proprio perché i social network (Facebook e Twitter) sono fatti da utenti, la reputazione online di un brand dipende essenzialmente da come esso viene recepito da persone “attive”, capaci di agire sensibilmente sull’immagine del brand.

A questo proposito, ho letto un articolo molto interessante su Tech FanPage, in cui viene raccontato il flop di Trenitalia e dell’iniziativa #meetFS.

Secondo la rivista, il tentativo di usare Twitter come strumento per avvicinare gli utenti più influenti al mondo delle ferrovie italiane (soprattutto visti i recenti cambiamenti dati dalla nascita del Nuovo Trasporto Viaggiatori e del più noto treno Italo), più che giovare all’azienda si è rivelata una specie di boomerang.

Posto l’encomiabile tentativo da parte delle Ferrovie dello Stato di svecchiare la propria comunicazione usando il web, per creare un rapporto più diretto e ravvicinato con gli utenti, a quanto pare l’azienda ha fatto un errore grossolano: non ha mascherato troppo il carattere palesemente pubblicitario dell’iniziativa. E non solo…

Con la stessa potenza con cui celebra, la rete può anche uccidere se maneggiata in maniera errata, ed aprire un altro fronte di comunicazione con gli utenti dopo che tutti quelli preesistenti si sono da sempre dimostrati inutili (chiunque di voi è a conoscenza della situazione dei trasporti nel nostro paese) è sicuramente la maniera migliore per fare incetta di critiche ed offese” (Tech FanPage).

Il lancio dell’hashtag #meetFS è stato seguito da numerosissimi tweets e commenti circa le condizioni quasi disumane in cui versano i passeggeri dei treni: non sono mancate immagini che denunciavano il sovraffollamento dei veicoli e le classiche lamentele sui ritardi e sull’esiguità del numero dei treni e dei collegamenti. Insomma: più che promozione, distruzione di un brand.

In cosa ha sbagliato quindi Trenitalia? Probabilmente non si è messa dalla parte degli utenti, che non stanno cercando un dialogo, ma servizi migliori e più soddisfacenti, dal punto di vista anche economico.

Questo per dire che, anche se la rete ci ha messo in mano degli efficacissimi strumenti di promozione, innanzitutto, se si decide di usarli, bisogna farlo bene e in modo attento, pena la reputazione e l’immagine online della propria azienda (a questo proposito segnalo un evento promosso dal Centro di Formazione RomaExplorer: due giornate full immersion di Corso di Social Media Marketing, in replica da settembre in poi).

Poi c’è un altro punto su cui soffermarsi: chi l’ha detto che usare i social network come strumento pubblicitario sia obbligatorio? A volte non solo non è obbligatorio, ma farlo può risultare addirittura deleterio. Tutto dipende dai propri obiettivi. I social media si prestano per raggiungere i vostri?

Donne e Internet: qualcuno parla di dipendenza da Social Network…

Una recente ricerca, BT group, ha analizzato le abitudini dei britannici sull’uso dei social media, mettendo a confronto 2000 cittadini tra uomini e donne.

Uno dei risultati più interessanti ha mostrato che sugli intervistati dall’Ex British Telecom, più della metà delle donne usi social network come Facebook e Twitter, mentre gli uomini sarebbero solo il 38%.

Altri dettagli interessanti riguardano i motivi che spingono a usare la rete. Le donne la utilizzano come strumento di ricerca, soprattutto di tipo commerciale, gli uomini puntano sulla formazione e sull’informazione.

Via alle considerazioni personali sulla veridicità di questo dato. Le questioni sono due:

  1. Quanto è vero che gli uomini usano Internet solo per questioni di cultura?
  2. La donna che si serve della rete per lo shopping on line non è un profilo stereotipato?

Con i dati alla mano, a quanto pare, a meno che gli intervistati non abbiano falsato le risposte, la situazione, relativamente al popolo britannico, sarebbe questa.

In realtà bisognerebbe analizzare il tipo di intervista proposta ai campioni e le opzioni di risposta: probabilmente sarà stato omesso un aspetto molto importante del rapporto uomo-rete e donna-rete, concentrandosi solo sulle questioni sociali piuttosto che professionali.

Dimentichiamo che di recente abbiamo assistito allo sviluppo delle cosiddette professioni del web e, con sommo stupore dei britannici, probabilmente una larga fetta è costituita da donne e le Girl Geek ne sono una testimonianza.

Donne appassionate di tecnologia, donne che vogliono realizzarsi professionalmente senza rinunciare alla famiglia ma puntando su un lavoro gratificante e remunerativo, donne che investono per sviluppare quel fiuto per gli affari che non trova la giusta realizzazione attraverso i canali tradizionali, ancora fin troppo “da uomo”.

Katie Jacobs Stanton e i “Giganti del web”

Avere famiglia e fare carriera? Si può. Katie Jacobs Stanton, sposata con 3 figli, ha veramente trovato il successo grazie al web e ai social network, da Yahoo a Google, passando per la Casa Bianca e approdando infine a Twitter. È la 56° donna più potente secondo la rivista Forbes.

Katie Jacobs StantonÈ ormai evidente come il web e le nuove tecnologie siano un settore favorevole alle donne e alla loro carriera.

Katie Jacobs Stanton è una donna che è professionalmente nata e cresciuta nel mondo del web e dei social network.

Figlia di un’infermiera e di un banchiere, si è laureata in Scienze Politiche al Rhodes College e ha successivamente frequentato un master alla Columbia University, School of International and Public Affairs.

Dopo una prima esperienza in ‘Chase’, società finanziaria, acquisita da JP Morgan, diventa Product Manager  per Yahoo dove passa quasi 4 anni.

Nel 2003 entra in Google dove rimane per ben 6 anni. Ha occupato ruoli di product manager ed è stata a capo dell’area ‘New Business Developement’, lavorando attivamente allo sviluppo di nuovi prodotti quali ‘Open Social’ e ‘Google Finance’e Google Moderator’, strumento quest’ultimo che permette di coinvolgere i cittadini sia nella vita quotidiana dell’amministrazione sia ponendo domande durante le campagne elettorali. È stata co-fondatrice del ‘Google’s elections team’ lavorando a numerosi progetti legati appunto a diverse campagne elettorali.

Questo importante bagaglio e la passione per la politica la porta ad entrare, nel 2009, nello staff dell’amministrazione Obama come Direttrice del ‘Citizen Particpation’, uno slogan importante della campagna presidenziale. Il progetto del presidente Obama era proprio quello di coinvolgere i cittadini nelle decisioni che venivano prese, utilizzando quindi le nuove Tecnologie.

Katie Jacobos Stanton creò quindi il profilo twitter governativo nonché quello del sito Change.gov.

Ha lavorato peraltro nel dipartimento di stato americano come consulente all’interno dell’Office of Innovation, riducendo così la distanza tra l’amministrazione e i cittadini.

‘Google Moderator’ a cui lavorò la stessa Stanton fu molto usato dall’amministrazione Obama. Ma Katie Jacobs Stanton diede un altro importante apporto, contribuendo al lancio della campagna ‘Text Haiti’, relativa alle donazioni in favore del popolo di Haiti all’indomani del disastroso terremoto. Campagna che raccolse ben 33 milioni di dollari.

Ma l’amore per le nuove tecnologie ha avuto la meglio ed è così che dopo poco più di un anno, da Washington ha fatto ritorno in California, questa volta per entrare nel meraviglioso e innovativo mondo dei social media.

Katie Jacobs Stanton ricopre attualmente la posizione di Vice Presidente della ‘International Strategy’ di Twitter.

‘L’informazione è come l’acqua, trova sempre una via d’uscita’, uno dei suoi celebri motti. Ed è proprio Twitter ad aver rappresentato la chiave di volta in molteplici conflitti come la primavera araba o il terremoto con successivo in Giappone.

Katie Jacobs Stanton: quando carriera e vita personale sono un connubio vincente.