Sergey Brin: “La rete è in pericolo”. E se la minaccia venisse proprio dalla sua “setta” tutta al maschile?

La rivista Internazionale del 20 aprile scorso apre le sue pagine con un editoriale del direttore Giovanni De Mauro.

Viene ripreso un approfondimento di Emily Bell sul Guardian. Il tema centrale? Grossi pericoli per la rete aperta e libera.

Quello che fa riflettere è che l’allarmismo provenga addirittura dal fondatore di Google, Sergey Brin, uno dei probabili artefici, insieme alla sua élite di imprenditori ferocemente competitivi, proprio di questa “dittatura”, sicuramente poco “aperta” o “trasparente”.

Il fautore del “sogno” della libertà totale in rete, concessa dagli strumenti resi disponibili dallo sviluppo della tecnologia, ha paradossalmente creato una setta, composta (guardacaso) rigorosamente e solamente da uomini. Un gruppo tutto al maschile, chiuso assolutamente contrastante con gli ideali (a questo punto strumentalizzati), che Brin e Page avevano posto alla base della loro azienda.

In realtà Brin si scaglia contro Apple e Facebook che, secondo lui, starebbero minacciando fortemente le caratteristiche fondamentali di internet: libertà e trasparenza.

Se un pericolo per la rete aperta e libera esiste, è chiaro che anche Google abbia giocato e stia continuando a giocare un ruolo da assoluto protagonista, con i suoi uomini assetati di potere che continuano a prendere decisioni importanti per il web, con effetti non molto chiari e perlopiù sconosciuti agli utenti.

Ecco la reale minaccia per la rete libera.

Marissa Mayer: figura chiave di Google

La rete può offrire enormi opportunità di carriera, non solo per gli uomini, ma anche per le donne, e Marissa Mayer ne è la prova tangibile.

Marissa MayerLaureata alla Stanford University in “Sistemi simbolici” con un Master in Scienze informatiche, è stata inserita dalla rivista Forbes al 42° posto nella classifica delle donne più potenti. Si colloca, infatti, tra i primi 20 impiegati di Google in ordine di importanza, in più è il primo ingegnere donna all’interno dell’azienda di Mountain View.

Entra in Google nel 1999: a soli 36 anni Marissa Mayer ha giù ricoperto l’importante ruolo di “Vice President of Search Product and User Experience“, decidendo di fatto quali progetti dover portare avanti e quando lanciare i nuovi prodotti o servizi.

Ricopre attualmente la carica di “Vice President of local, maps and location services” occupandosi quindi di un settore chiave di Google, che è quello delle mappe e dei servizi di geolocalizzazione. I servizi di localizzazione infatti sono strettamente correlati al possibile aumento di investimenti da parte di imprenditori locali che si appoggiano al colosso per la promozione nella propria area di appartenenza.

A Marissa Mayer viene riconosciuto il merito del successo di almeno due prodotti come Gmail e Google Search. Per non parlare di Google Earth e IGoogle.

Ha fatto anche parte dell’OC, Operations Committee, il comitato operativo di Google. Tutte le decisioni più importanti, su strategie e lancio di prodotti, transitano per questo comitato.

I suoi successi ora la vogliono a capo di un settore strategico e difficile per Google. Una nuova sfida per una donna di successo.

Sheryl Sandberg: da Google a Facebook

Si dice che dietro un grande uomo ci sia sempre una grande donna. E Zuckerberg, per non smentirsi, ha “rubato” Sheryl Sandberg a Google, per portarla a Facebook.

Sheryl SandbergEcco la storia di una donna di business. Sempre per confermare che la rete offre gli strumenti giusti per creare un lavoro e ottenere successo.

Dopo la laurea in economia all’Harvard College e un periodo di collaborazione alla Casa Bianca, ai tempi di Clinton, Sheryl entra in Google, a quei tempi realtà quasi sconosciuta.

E qui inizia a dimostrare la sua caparbietà e lungimiranza convincendo il provider America Online a trasformare Google nel suo motore di ricerca e creando il sistema AdSense, ottenendo la carica di vicepresidente per le vendite online.

È il 2007 quando Sheryl fa il suo incontro con Mark Zuckerberg, co-fondatore e amministratore delegato di Facebook, che, intuendo le sue potenzialità, la invita ad unirsi al suo team. Un braccio di ferro con Google, a quei tempi, secondo l’opinione di Sheryl, fin troppo “ingessato”, azienda dai rapporti freddi e distaccati.

La missione di Sheryl a Facebook? Fargli fare soldi.  In quel momento non era molto chiara la filosofia di quella macchina che oggi è valutata una quantità immensa di denaro e, proprio come a Google, gli ingegneri si dedicavano soprattutto a costruire siti ben fatti.

Il business più naturale per Facebook, ovvero vendere pubblicità, poneva molti problemi, considerando che gli utenti percepivano le loro pagine come private e non volevano interruzioni pubblicitarie. Come è andata a finire? Oggi Sheryl è Chief Operating Officer di Facebook e nel 2010 è stata collocata al 66° posto nella sua lista delle 100 donne più potenti del mondo.

Nel frattempo l’Home Page di Facebook recita: è gratis e lo sarà sempre. Eppure il social network continua a fare un sacco di soldi. Merito di una donna?