Start-up al femminile: l’esperienza di B.e Quality

Un progetto molto interessante e attuale. Un’idea di business di successo. Tutta al femminile. Pilar Morales racconta di B.e Quality e di cosa significhi essere imprenditrice in Italia.

B.e Quality

Cosa è Be-Quality e come è nato il progetto? B.e Quality è una linea di abbigliamento che ha come valore principale la Qualità: usiamo la migliore Qualità di Cotone, la Confezione è fatta a livello sartoriale con grande attenzione ai dettagli, Qualità della vita seguendo i principi del lavoro etico e sostenibile, sia per l’essere umano che per l’ambiente. Ogni capo B.e è pensato per durare nel tempo, riducendo gli ‘scarti’ nell’ambiente. Per cui il Design, nonostante sia molto attuale, non passa di moda: è un capo Sempre Verde.

Come è stato recepito dal mercato italiano? Molto bene, con grande entusiasmo, nonostante la crisi. Anzi, magari proprio per la crisi, la gente è più attenta ad un bene di maggiore qualità e che dura nel tempo. Da segnalare che il nostro approccio al mercato è un approccio ‘personale’, spieghiamo ai clienti il concetto dietro la nostra linea e quando toccano il materiale (usiamo un cotone 100%, con una morbidezza simile alla seta, e che anche al lavaggio in lavatrice rimane uguale), ne sono ancora più colpiti. Questo lo facciamo nelle fiere in cui partecipiamo, nelle presentazioni che facciamo presso i Gruppi di Acquisto o presso negozianti.

Come imprenditrice donna, ha riscontrato delle difficoltà ad avviare il suo progetto? Se sì, quali? L’imprenditore deve fare e sapere di tutto: Produzione, Marketing, Qualità, Acquisti, Amministrazione, Finanza, Risorse Umane, Commerciale, ecc… L’Italia si dimostra una nazione maschilista e per questo ho trovato moltissime difficoltà, perché sembra che come donna tu sia meno credibile e debba dimostrare le tue competenze con più fatica. E in questo settore io stessa sono arrivata a credere di non avere certe capacità importanti per fare l’imprenditore. Questo credo sia la cosa più limitante in assoluto: quando non credi in te stessa.

In Italia, qual è la percezione nei confronti di una donna che ricopre ruoli professionali di rilievo? La mia esperienza da Responsabile Controllo Qualità e successivamente da Consulente per Sistemi di Qualità e Ottimizzazione dei Processi Industriali (sempre nel settore tessile) è sempre stata una lotta, molto frustrante all’inizio. Proprio per il fatto di essere donna, in tantissimi casi, sia con fornitori, sia con colleghi, sia con datori di lavoro, sei percepita come una persona che non è detto che abbia ragionato o conosca l’argomento, per cui non sei ascoltata in partenza, né informata di cose importanti. Finché non dimostri in modo eclatante le tue competenze, oppure tiri fuori i denti! Per me questa è sempre stata la parte più difficile del mio lavoro. Ma alla fine ho sempre ottenuto ottimi risultati!

Cosa consiglierebbe, infine, a chi ha intenzione di avviare una start-up? Innanzitutto di credere ciecamente nel progetto: i sacrifici da fare e le montagne da scalare sono tante e solo se ci credi avrai le motivazioni per superarle. Bisogna andare sempre avanti, senza mollare mai. Credo che se si riesce a tenere duro nei momenti  più difficili e si va avanti con determinazione ci siano buone possibilità di farcela! Poi bisogna darsi continuamente degli obiettivi, informarsi, studiare, appoggiarsi a persone più esperte in ogni settore, aggiornarsi. Altro consiglio è quello di ascoltare i collaboratori, i clienti e i fornitori: c’è sempre da imparare!

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Donne e brevetti: un sintomo dello sviluppo dell’imprenditoria femminile

Secondo uno studio del National Women’s Business Council, continua a crescere il numero di donne che ottengono brevetti. Solo nel 2010 si era registrato un aumento del 35% rispetto all’anno precedente, per un totale di 22.984 i brevetti accordati contro i 17.061 del 2009, il 4,5% in più rispetto al 2008.

U.S. Patents and Trademarks OfficeLo studio fa fede ai brevetti assegnati dall’ufficio brevetti americani, U.S. Patents and Trademarks Office, in un arco di tempo che va dal 1975 al 2010.

Dei dati molto importanti per Donna James, dirigente della NWBC, che rivelano una certa crescita dell’attività imprenditoriale al femminile.

La proprietà di brevetti e marchi registrati è spesso un indicatore di attività imprenditoriale – e storicamente le donne non sono state un segmento molto corposo di questo gruppo. Una crescita nel possesso di proprietà intellettuale potrebbe indicare una forte crescita delle compagnie gestite da donne. La NWBC ha fortemente voluto questo studio perché ben poca ricerca ha analizzato specificatamente la connessione tra business gestiti da donne e proprietà intellettuale”.